Aldo Manuzio: il primo editore della storia

Primo editore della storia: Gutenberg  o Manuzio?

Una volta c’era Aldo Manuzio, primo editore della storia (in senso moderno) e inventore del corsivo (italic), protagonista assoluto della produzione libraria fin dalla stampa a caratteri mobili. Il buon Aldo infatti fu un signore che nell’Italia umanista introdusse importanti innovazioni nel campo dell’editoria e che dell’editoria ha scritto letteralmente le prime righe di storia. All’epoca era in effetti cosa nuova: la Vulgata di Gutenberg (1452-1455) illustrava all’Europa le meraviglie della stampa a caratteri mobili e una civiltà fieramente a cultura chirografica stava per evolvere alla ben nota cultura tipografica che solo negli ultimi anni ci prepariamo (non senza qualche sospiro) ad abbandonare. E dunque a Gutenberg il primato? Gutenberg primo editore della storia? Giammai!
Infatti, se l’abile crucco riscuoteva i suoi meriti (e la sua fama infatti ancora oggi trascende quella del Nostro Manuzio), egli era e rimase uno stampatore: mancava del piglio avventuriero di quella gente italica che, fiutate nell’aria le condizioni giuste, sapeva farne splendore.

E le condizioni per risorgere, vivente e operante Manuzio, c’erano:
Costantinopoli era caduta.
Il fuoco dell’umana sapienza da troppo tempo covava chiuso dentro i codices, libri miniati e copiati a mano nel silenzio dei monasteri arroccati al di sopra delle città.
La memoria dell’antichità resisteva, insidiata dai saccheggi, dagli incendi e dall’oblio: scripta manent.

Il formato tascabile e il corsivo: le armi di Manuzio

Manuzio aveva capito che le cose scritte non avrebbero avuto solo il compito di conservare, ma anche quello di diffondere. Di volare, in un certo senso: e per volare servivano libri leggeri, piccoli e maneggevoli, pensati per passare di mano in mano, per essere portati in viaggio. Oggi diremmo tascabili. Perché là fuori c’erano i greci, riscoperti vivi, fuori dalle loro traduzioni classiche. E c’erano i contemporanei, che tanto avevano da dire e da scrivere, ispirati da quell’aria nuova che aveva riportato l’uomo, a discapito di Dio, al centro dell’universo.

“Servivano libri leggeri, piccoli e maneggevoli, pensati per passare di mano in mano, per essere portati in viaggio. Oggi diremmo tascabili„

A Manuzio dobbiamo l’edizione di Aristotele ma anche di Erasmo – suo contemporaneo ed amico – e di Virgilio. Anche la discussione stessa sulla nostra lingua è passata dagli ottavi aldini: libri che non rinunciavano ad essere oggetti di pregio (Manuzio fu sempre attento alla qualità materiale), ma che si sottraevano all’essere appannaggio esclusivo di principi e universitari. Le intuizioni di Manuzio hanno contribuito a vivificare l’oggetto libro: la codifica della punteggiatura, la creazione del corsivo (italic), il formato ridotto e maneggevole hanno favorito il passaggio dalla estremamente diffusa modalità di lettura ad alta voce, solennemente liturgica, a quella silenziosa ed intimista. Forse attribuire a Manuzio un’idea di democratizzazione della cultura è un eccesso da moderni. Aldo Manuzio per certo ricercò la qualità sopra la massima diffusione, ma che la strada intrapresa avrebbe portato in questa direzione è un azzardo accettabile.

Progetto Manuzio di Liber Liber

Del resto il Progetto Manuzio di Liber Liber, che si propone di restituire a tutti, gratuitamente in formato elettronico, il patrimonio culturale mondiale, prende il nome proprio da Aldo, lui sì: primo editore della storia in senso moderno. La sua eredità è oggi sotto gli occhi di tutti, ma c’è ancora qualcosa che gli editori, soprattutto quelli indipendenti nella loro Venezia globale, possono tenere a mente: è importante pubblicare libri belli. Belli nei contenuti e nella forma. Dimore confortevoli per parole degne di graziose custodie, libri che rendano fieri gli alberi di essersi fatti carta per loro.

Aldo Manuzio: il primo editore della storia

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