Meanwhile in India…

In un Paese in cui la discussione pubblica verte sul colore della casacca di questo o quel senatore della Repubblica, sembra quasi incredibile che le notizie in arrivo dall’India siano reali e che la strepitosa lotta dei contadini sia contemporanea alla nostra, misera, crisi di governo. Probabilmente passerà alla storia come la rivolta dei contadini indiani del 2021.

In questi ultimi mesi, alle porte di Delhi, un esercito di coltivatori sta protestando duramente e con determinazione contro le recenti riforme approvate dal parlamento indiano in materia di liberalizzazione del mercato agricolo.

La protesta, che sta creando più di qualche grattacapo al (quantomeno) controverso primo ministro Narendra Modi, vede oltre diecimila piccoli e piccolissimi contadini indiani marciare a piedi, a cavallo e su mezzi agricoli verso la capitale Delhi. Partiti da ogni parte dell’India, i manifestanti si scagliano contro il governo che è riuscito a far approvare, nel settembre dell’annus horribilis 2020, delle leggi che favoriscono nettamente gli interessi delle grandi corporazioni a scapito delle centinaia di migliaia di piccoli e piccolissimi coltivatori (detentori di circa l’86% dei campi).


Il nodo principale sarebbe la deregolamentazione del settore, soprattutto per ciò che concerne il ritirarsi dello Stato e la nuova possibilità per i produttori di vendere i raccolti direttamente agli acquirenti, senza passare – come finora previsto – dai mercati all’ingrosso statali, dove le politiche governative fissavano dei prezzi minimi a tutela dei coltivatori. Il timore dei contadini è che il libero mercato non si rivelerà un toccasana per la stragrande maggioranza del settore, come propagandato dalla narrazione governativa, ma che più probabilmente finirà per sbilanciare ulteriormente i rapporti di forza decretando l’impoverimento e la scomparsa dei numerosissimi piccoli coltivatori a vantaggio di grandi aziende dalla spietata potenza finanziaria. Dejà vu.

Tra gli slogan e i simboli esposti da questo movimento di protesta, agguerrito e compatto come non se ne vedevano da tempo, frasi e volti di ritorno dai tempi della lotta per l’indipendenza.

Il volto giovane e fiero del rivoluzionario Bhagat Singh, per esempio:


Perché l’India è un Paese sterminato, popolatissimo e con una storia millenaria che lo rende estremamente complesso… ma molti dei presupposti delle proteste di questi anni sono le vicende narrate in Mahatma. Storia di un intoccabile, il romanzo di Marco Tangocci e Lorenzo Piattelli. Questo libro, che trovate anche nel nostro shop, ha intrapreso la lodevole e ardua strada dell’autopubblicazione ed ha visto la luce nel 2015.

https://www.storiadiunintoccabile.com

Con l’espediente narrativo di un giovane occidentale che, quasi per caso, si trova catapultato nell’India dell’ultimo ventennio di dominazione britannica, questo libro è l’occasione per approfondire il recente passato di un Paese da noi troppo spesso banalizzato come terra di santoni e non-violenti (sopravvalutati?) o, cinicamente, come incubo demografico del secolo venturo.

La forma romanzo e il narratore autodiegetico rendono gradevole e immersiva la lettura di alcune delle più importanti pagine della storia dell’India, utili per scoprire contraddizioni e speranze di una società sull’orlo di un cambiamento epocale, ricostruita con grande rigore storiografico e amore per la complessità del vero.

Meanwhile in India…

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